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n linea di principio, le nazioni europee garantiscono libertà di espressione e libertà di religione in base alla propria costituzione oppure ai trattati internazionali sui diritti umani che hanno sottoscritto. Dalla fine della seconda guerra mondiale queste libertà basilari non sono mai state tanto minacciate quanto lo sono oggi. In alcuni paesi, le fragili garanzie contenute nella costituzione e nel diritto internazionale vengono violate, applicate erroneamente e reinterpretate per ratificare l’operato del governo, a tutto discapito degli strumenti di protezione dei diritti civili.
Sebbene si siano verificati numerosi episodi di ostilità governativa nei confronti del principio di tolleranza religiosa, i più minacciosi – forse a causa della posizione della Germania nell’Europa odierna – riguardano la crescente repressione delle minoranze religiose da parte del governo tedesco. In una serie di rapporti pubblicati da organi intergovernativi per i diritti umani, associazioni governative per i diritti umani e associazioni religiose, il mondo è stato messo in allerta contro questo esplosivo piano persecutorio.
Che cosa sono i diritti dell’Uomo e perché sono importanti?
Il presupposto fondamentale dei diritti umani è che ogni individuo è un essere morale e razionale che possiede determinati diritti inalienabili. I diritti umani sono basati sul principio del rispetto dell’individuo e delle sue convinzioni.
Le misure che proteggono le minoranze e concedono loro una voce in capitolo sono essenziali per una vera democrazia. I governi che rifiutano di rispettare i diritti individuali si trasformano gradualmente in stati di polizia.
L’Europa ha un lungo passato d’intolleranza e persecuzione religiosa. Negli ultimi duemila anni, milioni di persone sono morte perché le loro idee erano in contrasto con i dogmi del loro tempo.
A Roma, all’inizio dell’era odierna, il cristianesimo era fuorilegge e i suoi seguaci erano condannati a morte a meno che non l’abiurassero. Il cristianesimo iniziò a fiorire nel IV secolo, dopo la conversione di Costantino, ma quando il potere centrale si spostò da Roma a Costantinopoli, nacquero altri conflitti. Con il passare dei secoli, i perseguitati diventarono oppressori. L’inquisizione dava la caccia agli eretici, li torturava e li sopprimeva. Nel XVII secolo, l’intolleranza religiosa sfociò nella guerra dei trent’anni che decimò la popolazione tedesca e si diffuse in Spagna, Francia e Svezia. La seconda guerra mondiale e la più terribile persecuzione della storia – gli orrori dell’olocausto – costituiscono un record per la disumanità dell’uomo nei confronti dei suoi simili.
Dopo l’olocausto, la dottrina della sovranità nazionale in materia di diritti umani fu moralmente screditata. Per impedire che atrocità analoghe si verificassero nuovamente, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite compilò nel 1948 la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo nell’intento di stabilire “un modello di riferimento comune a tutti i popoli e le nazioni”. Lo scopo era quello di garantire che le leggi di ogni nazione proteggessero realmente i diritti umani fondamentali di tutto il loro popolo, ed impedire che un governo impazzisse e perseguitasse gli individui per la loro religione, razza, colore, ideologia, posizione sociale, possedimenti o nascita.
Il risultato fu una serie di dichiarazioni e trattati sui diritti umani che successivamente furono sviluppati e ampliati.
Questi trattati non sono pura teoria. Hanno forza di legge e sono vincolanti nei confronti dei governi che li hanno ratificati. Come esistono leggi per impedire il furto, la violenza o l’omicidio, esistono leggi per proteggere la libertà di parola e di opinione e il diritto di credere e praticare la propria religione.
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